L'ordine di lavoro è la valuta di scambio fra ERP e MES. Se è ben strutturato, tutto il resto funziona. Se è approssimativo, lo è anche tutto quello che ci sta sopra.
La definizione operativa di "fase"
Una fase di un ordine di lavoro è: una macchina, un articolo, un periodo temporale continuo. Se cambia uno dei tre, è un'altra fase.
Esempi pratici. Stampa offset di un imballo: fase 1 stampa, fase 2 verniciatura, fase 3 taglio, fase 4 incollaggio. Ogni fase su una macchina diversa, con tempi ciclo diversi, con scarti separati.
Lo schema sbagliato che tutti fanno (la prima volta)
Errore: trattare l'intero ordine come una singola entità con un campo "% completamento". Funziona finché l'ordine occupa una sola macchina. Salta quando una fase si blocca: non si capisce dove. Salta quando una fase può essere parallelizzata su due macchine: non si sa come.
La versione che scala è: ordine = entità logica con anagrafica (cliente, articolo, quantità totale); fasi = unità di esecuzione, ognuna su una macchina specifica, con il suo stato indipendente.
Come collegare le fasi ai PLC
Ogni fase deve sapere quale PLC la sta eseguendo. Quando l'operatore lancia la fase su una macchina, il MES scrive sul DB di scambio del PLC il codice ordine, il codice articolo, la quantità target. Il PLC contatore parte da zero e conta i pezzi della fase.
Al termine della fase, il MES legge il consuntivo (pezzi buoni, pezzi scartati, tempo effettivo) e lo consolida sull'ordine. Da qui esce automaticamente l'OEE per ordine, fondamentale per costing reale.
Quando aggregare e quando dividere
Aggregare fasi diverse in un'unica fase MES è ammissibile solo se sono sulla stessa macchina e sullo stesso articolo in continuo. Esempio: una macchina che fa stampa + verniciatura inline su un'unica passata è una fase MES. Una linea con stampa su una macchina e verniciatura sulla seguente è due fasi MES anche se gli operatori la considerano "la linea".